12/04/2008 – “CORPORALIA”

Autore: LUCIA FLEGO

A cura di  : Maria Campitelli
Museo d’arte moderna Ugo Carà Via Roma, 9 – Muggia
In collaborazione con l’Assessorato alla  Cultura del Comune di Muggia
Inaugurazione : martedì 1° aprile, ore 18. 30
Aperta fino al 17 aprile
Orario : da martedì a sabato 17/19; giovedì e domenica anche 10/12

Martedì 1° aprile prende l’avvio il nuovo ciclo di mostre organizzate dal PRACC con la collaborazione del Comune di Muggia, al Museo d’Arte Moderna Ugo Carà. Il PRACC è un progetto culturale nato l’anno scorso, formato dalle associazioni culturali Gruppo 78, Juliet, Photoimago, che già in passato erano unite nella promozione di eventi d’arte contemporanea alla Casa Veneta di Muggia sotto l’etichetta di “Minimi Intenti” e che ora rinnovano lo stesso proposito con nuove iniziative caratterizzate, come allora, dalla qualità e dall’aggiornamento nello specifico settore della multiforme espressività artistica attuale. La funzione, oltre che informativa, è anche didattica, nel senso di contribuire a far conoscere ed apprezzare un mondo, quello dell’arte contemporanea,  spesso ritenuto di difficile accesso e comprensione da una platea più vasta, in genere poco informata sulle interne motivazioni  che inducono un artista a scegliere determinate modalità di comunicazione.

Il primo appuntamento è proposto dal GRUPPO 78: si tratta della mostra personale dell’artista LUCIA FLEGO, dal titolo “CORPORALIA”, presentata da Maria Campitelli.

Lucia Flego è triestina di origine ma risiede da tempo a Udine. La mostra consiste di una ventina di gigantografie in stampa lambda (formato cm 120 x 90) e di altre più piccole in b/n unitamente ad un’installazione che presenta un emblematico abito da sposa,  anch’esso di dimensioni gigantesche, intitolato “Self confident Bride”, ossia la sposa che ha piena fiducia nelle proprie capacità. Il titolo è ovviamente ironico perché l’abito/intallazione è costruito con 40.000 pungenti fascette di plastica, di norma usate negli allacciamenti elettrici, che costituiscono un’impenetrabile barriera. Perciò la sposa è ben protetta e sicura.

Da ciò si comprende come il lavoro di Lucia Flego si snodi nell’ambito della sfida e della sperimentazione  che l’ha portata ad indagare nei più svariati campi della comunicazione visiva, dall’iniziale pittura alla fiber-art (sempre accostata per vie trasversali, e che l’ha avvicinata in ogni caso all’universo “fashion”), dalla fotografia al video, all’installazione. Ha un curriculum internazionale, con frequenti soste in Germania, ha partecipato più volte alle mostre internazionali promosse dal Gruppo 78 con la denominazione di “Natura Naturans” (“Plastica d’artista”, “Imagerie, Art Fashion”, “Wonderful”)

CORPORALIA
Il tema di questa mostra verte chiaramente sul corpo e l’arte contemporanea se ne è occupata molto nel quadro di una sua riscoperta e valorizzazione, a partire dalle avanguardie degli anni ’60.
Lucia Flego intende il corpo come soggetto/oggetto in quanto si presta, nella divertita immaginazione dell’artista, a essere declinato in versioni e funzioni anomale, diventando di volta in volta portaombrelli, poltrona, appendiabiti…attraverso immagini fotografiche rielaborate al computer.  Ma a differenza di ben note storiche interpretazioni del corpo, specie quello femminile, inteso come oggetto, (basti pensare alle installazioni  di manichini/donne tramutate in sedia, tavolino, attaccapanni di Allen Jones, in aura pop) i corpi femminili di Lucia Flego decidono di assumere funzioni improprie  per divertimento, in aura ludica dunque, e per sottolineare la loro malleabilità, il loro adattamento ad ogni situazione. Cioè è il soggetto consapevole che opta per un uso anomalo del corpo senza stigmatizzare, senza ammonire o dimostrare l’eventuale degrado di un corpo divenuto mero strumento di piacere. Piuttosto per ironizzare su un concetto consumistico, di visibile, concreta e riduttiva materialità, su cui viaggia il mondo.
Una luce di natura artificiale, l’assenza di fondi, la conseguente lievitazione delle immagini in atmosfere sfocate e nebulose, la rielaborazione digitale del materiale analogico, fa sì che persista un’ambientazione ovattata ed irreale, come in effetti irreale è l’assunto concettuale e visivo. Tutte componenti estetiche queste che portano alla rarefazione e nel contempo alla sublimazione  dei corpi  in cui si fondono, per gioco, due dati antitetici benché complementari, la volontà soggettiva e la materialità oggettuale.

 

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.