Eventi collaterali a Terra in Trasformazione

Mostra internazionale promossa dal Gruppo78 con svariate collaborazioni al Magazzino 26 di Porto Vecchio, Trieste dal 03 al 24 settembre 2022, a cura di Maria Campitelli

4 MOSTRE DI ARTISTI UNDER 35

FLUVIA

Di Linda Mazzolini e i Cinque Soli

Dal 9 al 22 Settembre 2022

Parte integrante di TERRA IN TRASFORMAZIONE, FLUVIA prende forma presso la

PortoPiccolo Art Gallery , Sistiana (Duino-Aurisina (TS) grazie a Linda Mazzolini che ha ideato la mostra” affiancata dal Collettivo I Cinque Soli.

Inaugurazione 8 settembre 2022, ore 19.

Il tema sarà quindi l’acqua e verrà affrontato attraverso diverse modalità artistiche.

Tra queste figura un’installazione collettiva, i cui materiali che la comporranno sono stati donati da follower, amici e conoscenti in contatto diretto con il Collettivo. Si tratterà di un allestimento composto da materiali riciclati e assemblati in maniera tale da valorizzare ogni singolo elemento.

Ciascun oggetto verrà messo in risalto anche grazie ad un catalogo contenente fotografie, informazioni e storia di questi ultimi, compresi i nomi dei donatori.

Il resto dell’esposizione, composta da materiali audiovisivi, riprenderà fisicamente il percorso dell’acqua, dalla sorgente alla foce.

Chi siamo

I Cinque Soli è il nome del collettivo formato da Aurora, Bianca, Cristian, Davide e Linda.

Cinque giovani laureati al Dams di Gorizia. Cinque ragazzi uniti dalla passione per l’Arte in tutte le sue Forme. Elemento in comune perseguito nelle iniziative organizzate finora è la valorizzazione del territorio.

Perché “I Cinque Soli”? Gli Aztechi e i Nahua erano convinti che il mondo in cui vivevano fosse il quinto, dopo, quattro cicli di creazione e distruzion

GENTLY OUT OF TIME

di MICHELE SEFFINO

Cervignano del Friuli, Casa della Musica

Dal 16al 30 settembre2022

Inaugurazione giovedì 15 settembre ore 18.30

A cura di Eva Comuzzi e Orietta Masin

Organizzazione a cura di Circolo ARCI Cervignano APS

Con il patrocinio del Comune di Cervignano del Friuli

Orari di apertura lunedì e mercoledì h.18 – 21 o durante altre attività

Il titolo della mostra, Gently out of time, è una riflessione sulla natura del contemporaneo e sul modo in cui l’artista concepisce il suono come evento nello spazio e fuori dal tempo tipico della musica. Geltly out of time è anche una possibile, laconica, descrizione della nostra condizione di fronte ai cambiamenti nella biosfera, perché forse siamo semplicemente già fuori tempo.

La mostrapresenta un corpus di opere realizzate negli ultimi quattro anni oltre ad alcunilavori inediti sviluppati appositamente per l’occasione in molti dei quali il suono diviene il principale materiale da plasmare. Il fil rouge che accomuna le opere proposte è il rapporto tra la natura e la tecnica – e l’umano in mezzo a loro. Umano che poi è l’unico elemento apparentemente latitante in queste opere. La riflessione generale si concentra, e vuole stimolare, un approccio attentivo rivolto alle forze,spesso invisibili,che scaturiscono dalla natura-suono,magnetismo,luce,moti ondulatori;alla nostra relazione con lo spazio che abitiamo e che costruiamo;alla biosfera come contesto in cui interagiscono diverse agentività.

Nella pratica di Michele Seffino i lavori sorgono quasi sempre dallo studio di testi teorici in ambito estetico, filosofico e scientifico. Nei lavori ‘domestici’ assumono rilevanza la sferologia come teoria spaziale sviluppata da Peter Sloterdijk e la teoria dell’atmosfericità di Gernot Böhme. In altri lavori digitali l’ispirazioneviene dallo studio di testi di entomologia sui comportamenti e l’organizzazione di alcune specie animali, spesso insetti,o saggi di botanica su vegetali quali funghi e miceli. Altre volte i principi alla base dei suoi lavori provengono da elementi di percezione e psicoacustica.

MUTA

Opera del gruppo Chimere – Greta Fila, Janiki Citti, Jesus Mora Castro Valenti

Alla Juliet-room, Muggia, a cura di Massimo Premuda

Dal 2 al 15 ottobre 2022

Inaugurazione 1° ottobre 2022, ore 18.30

Concept

L’opera “Muta” è un’installazione che si compone di un “albero” in ferro le cui 7 appendici terminano in altrettante piastre di alluminio riflettente, dalla forma irregolare. Queste occupano i 2 m di lunghezza, si snodano all’altezza di circa 1.10 – 1.30 m dal terreno e sono disposte in un movimento sinuoso: di fatto si vuole rappresentare un serpente, con gli annessi significati di ciclicità e rinnovamento, nonché il suo legame con l’elemento acqua.

Sugli specchi di alluminio si fanno gocciolare dal soffitto delle gocce d’inchiostro nero, queste sono riverberate da un sistema di amplificazione cui si collega una traccia audio a tre canali.

Alcune delle piastre attraverso un sensore saranno sensibili alla caduta della goccia. Quando una goccia cadrà su di esse verrà attivato un campione sonoro. I campioni sonori si dividono in tre argomenti o tre modi di rapportarci con la crisi climatica, in particolare con l’elemento acqua. Il primo modo è quello “scientifico” dove i campioni sono composti da semplici affermazioni di dati e statistiche sul clima e su

quello che sta avvenendo. Il secondo modo/rapporto è formato da una serie di frasi, immaginando un possibile dialogo tra due amanti (in una storia di amore non sempre funzionale) che simboleggiano l’uno l’essere umano e l’altro la natura. Il terzo si compone di suoni concreti che raccontano in maniera diversa il

nostro rapporto più reale e quotidiano con l’acqua nelle sue diverse forme all’interno nostra società (tubi, pioggia, quotidianità).

L’inchiostro, dopo aver rigato la superficie metallica ed espresso la propria voce, scivola a terra a lasciare una traccia, su una bianca pelle di serpente riprodotta in gesso o sulla sabbia.

L’elemento su cui si fonda l’opera è il silenzio, in cui gli artisti individuano uno stato in cui necessariamente si verrà a trovare l’essere umano nel prossimo futuro, sia meditato e voluto per dare spazio alle necessità dell’ecosistema, sia al contrario obbligato da situazioni emergenziali in grado di arrestare drasticamente l’attività umana.

Il silenzio che vogliamo creare e in cui far immergere lo spettatore è nello spazio tra una goccia e l’altra, tra un’informazione (esempio scientifica) o un’interazione con la natura. Spazi di riflessione, di confronto con il nostro rapporto con la natura e la crisi. Ma anche spazio vuoto che possa essere riempito da qualcosa che

viene “fuori” da noi e dalle nostre città e dai nostri stili di vita rumorosi e che possa grazie a questo silenzio venire colto per una convivenza migliore.

Il ritmo ascolto/parola, fermo/azione, vuoto/pieno, esasperato dal gocciare, è alla base di qualsiasi relazione sana e dialogo costruttivo, perciò vogliamo indurre una riflessione in forma di stasi concentrata sulla voce dell’acqua, per comprenderne la crisi e poter intervenire con cognizione di causa.

SYMBIOSIS, arte come rigenerazione ambientale

Di Eleonora Garini – Matteo Volonterio

Allo spazio MAKE, Udine, Palazzo Manin

dal 4 al 13 novembre 2022

Inaugurazione : 3 novembre, ore 18.30

Il progetto è stato segnalato nel concorso “See the Sea Change” indetto dal Gruppo78 nell’ambito di Robotics, Festival di arte e robotica e altre tecnologie del 2020.

La mostra nello spazio Make documenta, con un materiale aggiornato espresso con svariate modalità linguistiche, il percorso di questo progetto che intende raccogliere le responsabilità antropiche nei confronti della questione ambientale, assumendo il ruolo di promotore della nuova arte funzionale. Una forma di est-etica volta alla rigenerazione e tutela ambientale tramite l‘utilizzo di nuove tecnologie. In questo progetto interdisciplinare l’arte acquista dignità dalla scienza e a sua volta l’arte può mutare la scienza in co-scienza grazie al suo potenziale espressivo.

La proposta consiste nella realizzazione e posizionamento di un’installazione subacquea volta alla rigenerazione ambientale di flora e fauna marina. Con la fotogrammetria si potrà realizzare una scansione digitale del sito per monitorare l’habitat e tramite Virtual Reality renderlo fruibile pubblicamente on-line.

L’installazione subacquea assume la forma di un capanno da caccia, invertendo però la sua funzione: le feritoie, usate abitualmente per sparare, divengono rifugi per organismi marini, offrendo riparo dai predatori ed una tana sicura per deporre le uova. Il capanno inserito nell’habitat marino del Mediterraneo ha funzioni molteplici: contrasta l’erosione del fondale, permette l’attecchimento e lo sviluppo di vegetazione marina che determina una maggiore produzione di ossigeno e nutrimento per la fauna locale. In un contesto tropicale può divenire una struttura a sostegno delle barriere coralline a rischio fornendo uno scheletro portante per l’attecchimento dei coralli.

 

 

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