Terra in trasformazione (Maria Campitelli)

Il tema del cambiamento climatico – innestato in un cambiamento globale che riguarda le sorti del pianeta e dell’umanità che lo abita – ci coinvolge da decenni. Le pandemie, ultima quella di Coronavirus 19, non debellata, ma a cui con opportuni sistemi protettivi dovremo abituarci, è un ulteriore segnale dello stravolgimento di equilibri che fanno presagire l’avvento di una nuova era oppure, nell’ipotesi più infausta, la lenta dissoluzione del pianeta.

Tema, quello del cambiamento climatico e dell’urgenza di intervento per scongiurare il collasso, raccolto dal potere politico attraverso summit internazionali, con scarsi risultati per la resistenza di processi produttivi nocivi legati a interessi economici in apparenza irriducibili, con la delusione dei giovani, che guidati da Greta Tunberg, invadono le piazze per protestare. C’è dunque un sommovimento planetario, per quanto tardivo, che quanto meno prende atto della trasformazione della terra.

Questa mostra nasce dalla convinzione che la riflessione e l’espressione artistica, associandosi al coro globale di richiesta di intervento per garantire la sopravvivenza del pianeta, possa fornire un contributo speciale – per le sue potenzialità intrinseche che inglobano emozioni e poesia – alla presa di coscienza della necessità di una corretta interazione tra umanità e pianeta.

Si parla oggi di declino dell’antropocentrismo, di conclusione del ciclo “Homo sapiens”. James Lovelock, scienziato inglese, già nel 1979 inGaia. A New Look at Life on Earth” aveva avvertito che l’uomo, facendo parte del sistema sinergico autoregolante che mantiene e perpetua le condizioni per la vita sul pianeta come tutti gli esseri viventi, non gode di diritti privilegiati che si è auto-attribuito (a partire dall’umanesimo rinascimentale), ponendosi al centro del mondo. E’ un partner assieme agli altri organismi, che contribuisce a mantenere l’equilibrio della vita sulla terra,.ma può anche distruggerlo.

Allevamenti intensivi megagalattici, in cui gli animali subiscono innaturali condizioni di vita, sovra-popolazione in aumento costante, crescita di CO2, nonostante il declamato intento di riduzione, coltivazioni selvagge a dimensioni spropositate, deforestazione, siccità, migrazioni, capitalismo degenerato: tutte alterazioni, forzature a fini di lucro, che contribuiscono al collasso.

Ma anche lo sviluppo esponenziale della tecnologia è responsabile della trasformazione, intaccando l’umanità nei suoi comportamenti anche in relazione alla terra, comportando con l’industrializzazione robotica della nostra esistenza un rafforzamento del superomismo condannato da Lovelock, come da altri studiosi (1).

Nella complessità di pensieri e opinioni, generate dalla percezione del cambiamento, l’attuale corrente del “transumanesimo“ nella prospettiva dell’uomo/macchina, intravvede la capacità di superare i limiti propri della natura, debellando invecchiamento e persino la morte (2).

E nella generale percezione di un cambio di passo, si avverte anche l’auspicio di una nuova speciazione, immaginando un ritorno alla terra primigenia, ai suoi elementi primari, in una sorta di “decrescita felice”, in netto contrasto dunque con l’uomo robotizzato.

Questa mostra “Terra in trasformazione” nasce dalla fusione di due, una nata In Messico ad opera dell’artista/curatore Manolo Cocho dal titolo “Crisis Gaia”, una, curata dalla sottoscritta, dal titolo “aQua”, declinando nel quadro generale dalla trasformazione climatica, quello specifico di un elemento fondante, che attiene alla vita, tradotto in una sigla alterata, quasi un marchio in cui si sottendono mille sfaccettature.

Cocho ha condotto un’operazione culturale sviluppando una curatela interamente basata sul-network, stabilendo connessioni a livello globale, tradotte in opere fotografiche o in video.

AQua, che nasce e si sviluppa soprattutto a Trieste, pur prevedendo presenze da altri luoghi, anche stranieri, contiene concrete installazioni e tutte le svariate declinazioni linguistiche e “contaminazioni” perseguite dall’attuale ricerca espressiva.

In AQua, gli artisti rilevano da una parte la sua naturale limpida bellezza, la sua insostituibile funzione vitale, bene collettivo che va garantito e tutelato alle comunità, o, da un’altra, parte, la sua degenerazione nell’inquinamento o ancora evidenziano con installazioni metaforiche, particolari fenomeni che caratterizzano il mutamento climatico come l’innalzamento dell’acqua del mare per effetto dell’aumento della temperatura del pianeta. Azioni performative e percorsi transdisciplinari che incrociano la ricerca scientifica, coadiuvati dalle nuove tecnologie, attestano la pluralità, la ricchezza e la complessità delle risposte artistiche in un universo espanso e interconnesso.

Maria Campitelli

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  1. V. in particolare Leonardo Caffo, “Fragile umanità”, ed. Einaudi, 2017
  2. V. Mark O’ Connell e Gianni Pannofino, “Essere una macchina”, ed. Adelphi, 2018

 

 

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