Ulcigrai-manifesto

10/10/2007 – Balbi / Ulcigrai

Nuova coppia di manifesti d’artista nel luogo ormai deputato a  presentare immagini d’arte al posto di placcati pubblicitari: via Fabio Severo, angolo Foro Ulpiano. Subentrano due nuove creazioni nel percorso ideato da “PUBLIC ART A TRIESTE E DINTORNI”, continuando dunque nell’intento di promuovere l’arte in strada.

L’appuntamento è per lunedì 15 ottobre, alle ore 18.
Com’è noto l’articolato progetto, che è decollato nel giugno scorso, è promosso ed organizzato dal Gruppo 78 a cura di Maria Campitelli in collaborazione con Elisa Vladilo; è sostenuto dalla Regione, Corecom F. V. G. , Provincia e Comune di Trieste, dalle Assicurazioni GENERALI, e da sponsor privati. Si prefigge di esplorare l’arte che si rapporta al territorio, l’arte che, abbandonando il white cube asettico della galleria, si manifesta in spazi pubblici frequentati da tutti e non solo da un pubblico elitario, l’arte che coinvolge la gente rendendola parte attiva dell’atto creativo. Potremmo dire in sostanza una democratizzazione dell’arte.

E’ la volta di Giuliana Balbi e di Marisa Ulcigrai. Due personalità diversissime: la prima tutta intenta a tessere con liste ritagliate da fotografie, inventando di fatto un nuovo linguaggio : la fototessitura, la seconda osservando il mondo con un personale, diretto sguardo fotografico.

Giuliana Balbi per quest’occasione ha ideato un progetto nuovo che, per la sua funzione di poster, di necessità si presenta come gigantografia. Il punto di partenza rimane il consueto lavoro d’intreccio di striscioline fotografiche, dilatate verso il basso, sostenute da ariosi fili di nylon che lo consolidano rivestendosi anche di significati altri, ma qui si compatta in immagine bidimensionale, risucchiando nella superficie le modalità operative altrimenti mobili e sciolte nello spazio E il tema prescelto si plasma sulla funzione abituale del manifesto stradale, quella di comunicare. Giuliana Balbi si esprime per traslato; non delinea un concetto diretto di comunicazione, ma ne riproduce i mezzi con cui oggi più comunemente la si attua : i telefonini.  Una massa aggrovigliata di cellulari occupa lo spazio, evidenziando, nella presenza reiterata, l’uso abnorme che la società contemporanea ne fa.  Il titolo “ad vitam necessaria” ribadisce certo l’utilità di tali strumenti, ma, nel contempo, l’ammasso caotico mette in luce l’eccesso disordinato che distorce  una fruizione equilibrata. Esibizione e monito nello stesso tempo dunque, ma nella splendente veste cromatica  sapientemente calibrata tra azzurri e marron, diviene in ogni caso luogo di seduzione visiva, che conquista lo sguardo.

La gigantografia di Marisa Ulcigrai, introduce invece il tema del corpo.  Un tema a lei caro, già altre volte trattato, che qui si configura in una coppia colta in un momento d’intimità, in una piazza di Londra, ignara certo di venir eternata da un clic fuori campo. I corpi di Marisa Ulcigrai non compaiono nella loro interezza,  sono sentiti in modo scultoreo, come masse contrapposte ai vuoti, in un gioco compositivo che alla fine diviene quasi fine a se stesso, come negli equilibri o nei contrasti ricercati appunto nel linguaggio plastico, al di là della rappresentazione. Afferma Marisa Ulcigrai : “Io fotografo ciò che vedo…di fronte alla distorsione del linguaggio verbale l’immagine fotografica ritaglia un segmento del reale senza alternarne le forme e lo restituisce in tutta la sua potenza. Quando l’immagine si colora di “carne”  e prende corpo mostra la trasparenza che costituisce la sua pelle. Una sorta di presenza al tempo stesso colma e spogliata di sé. Non c’è segreto perché il segreto è sul corpo, il nudo ci mostra che un soggetto non ha nulla sotto di sé…”

E qui il ritaglio del reale, concentrato in un incrocio di braccia e dorsi, nella dimensione ingigantita e perciò tanto più incombente, acquista una straordinaria potenza volumetrica e di conseguenza, comunicativa, di nuda verità, senza interpretazioni o sovrapposizioni di sorta.

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