ANIMALI FANTASTICI – Installazioni Land Art

A cura di Maria Campitelli
Segnali e dialoghi artistici che fluiscono nell’armonia universale del “sistema natura”
Presentazione e visita guidata alle opere degli artisti
Cecilia Donaggio Luzzato Fegitz
Pierpaolo Ciana
Rodolfo Liprandi
Paola Pisani

Il bosco di Ceroglie che ospita il progetto “Meraviglie nel parco/animali fantastici” nello spazio di “Restate agganciati / Trieste Adventure park “, si popolerà di nuove presenze artistiche a partire dal 21agosto 2021, giorno dell’inaugurazione. Vi partecipano infatti alcuni artisti dell’Associazione Gruppo78, Paola Pisani, Cecilia Donaggio Luzzatto Fegiz, PierPaolo Ciana, cui si aggiunge lo scultore Rodolfo Liprandi cha già ha partecipato a rassegne Aeson.

Il progetto, ideato da Fabiola Faidiga, presidente di Casa C.A.V.E. si inserisce nel Festival del vento e della pietra, alla sesta edizione nell’ambito di “Energia dei Luoghi”. La curatela di questa edizione è di Maria Campitelli, presidente del Gruppo78.

Il comune denominatore di queste presenze – dice Maria Campitelli – è la Land-Art o meglio il rapporto con la natura che questi artisti instaurano seguendo liberamente le indicazioni espressive formulate da artisti inglesi ed americani negli anni ’60 del secolo scorso producendo appunto il nuovo filone artistico chiamato Land-Art o Earth .Art, arte che s’innesta nel paesaggio, più specificatamente arte della terra. Un dialogo con la natura, un immettervi segnali che con essa concordano, che nascono da essa, operando a volte semplicemente dei piccoli spostamenti, delle “correzioni” che fluiscono nell’armonia universale del “sistema natura”.

Quindi accanto ai già esistenti animali fantastici di Simone Paulin e di Devid Strussiat – la lumaca gigantesca composta di blocchi di legno, l’aquila aerea di rami intrecciati – ma anche presenze umane come il guerriero in marcia sopra la ruota di pietre o la “famiglia” i cui membri fatti di tortuosi rami e radici , si accampano nei sentieri del bosco, accanto anche ai segnali più astratti e concettuali come la spirale di pietre di Manolo Cocho “simbolo di vento, movimento, potere invisibile… rappresentante la geometria frattale”, o con diverso intento, le pietre traforate aleggianti nell’aria tra loro dialoganti di Maja Pogacnik o ancora i segnali geometrici minimali in pietra, traduzione contemporanea dei megaliti preistorici usati in meteorologia e aviazione di Laura Malacart, il “collettore di senso” in ceramica, quindi in terra cotta, di Majda Gregoric, accanto a queste opere cha hanno animato il bosco dal 2018, si allineano, ciascuno nel suo habitat prescelto, i nuovi lavori.

Paola Pisani è un’artista multimediale e transdisciplinare che da sempre si interessa al rapporto natura-cultura, in particolare alla simbologia del fiore. Nel bosco di Ceroglie porta un bouquet di fiori di argilla e delle mattonelle botaniche, ispirandosi ai motivi floreali presenti nell’architettura austroungarica. Dedica il lavoro a Beaudelaire, poeta dei “Fiori del male” a due secoli della sua nascita (1821). Dice l’artista ,” nella foresta cattedrale di simboli, tempio di misteriosi e confusi messaggi, fiori di terra galleggiano, spalancando i loro petali deformi eppure sensuali”. Ai fiori si accompagnano le mattonelle, sparse lungo i sentieri, concepite come un’estensione dell’intervento operato nel 2019 all’Abbazia di Noirlac in Francia. Elabora in questo modo antichi percorsi celtici e romani, fornendo nel contempo indicazioni visive e descrittive sulla vegetazione locale.

PierPaolo Ciana concentra il proprio interesse sul “nido”, sul significato e sui rimandi concettuali che questa parola comporta. Nido, luogo naturale costruito dagli uccelli genitori per depositarvi le uova e poi accogliere e proteggere i piccoli che vi nascono. diviene sinonimo di rifugio per sé e per gli altri. Precisa l’artista: è il simbolo del proprio luogo di origine o di dimora per lo più con l’idea di una serena e dolce intimità di affetti. Sinonimo di difesa, protezione, vero e unico microcosmo degli affetti domestici., inserito in un contesto naturale diviene il simbolo stesso della natura, della vita che produce e custodisce.

Il nido fatto d’intrecci di rami, di norma collocato in un luogo idoneo tra i rami degli alberi, qui simbolicamente viene disposto sopra un tronco conficcato nel terreno. Un albero simbolico per reggere un nido che, altrettanto simbolicamente, accoglie la sfera del pianeta terra.

Cecilia Donaggio Luzzatto Fegiz ha costruito lo scheletro fossile di un animale estinto del futuro, quello che non è mai stato perché la specie appartenente al genere homo sapiens, ha interrotto il normale svolgimento dell’evoluzione, sterminando quasi la totalità dei grandi mammiferi terrestri. L’animale di cui scopriamo i resti, afferma l’artista – è quello fantastico, frutto delle nostre proiezioni che forzano la natura fino a rendere oggi il virtuale reale e viceversa. Gigantesco, impostato su uno scheletro di balena, fatto di sassi e rami, è concepito come un ibrido tra cetaceo, rettile, uccello, anfibio e volatile, un post-leviatano. Il luogo in cui s’inserisce, attraversato – immagina l’artista – in epoca neolitica dai nostri progenitori cacciatori e raccoglitori, all’inseguimento o in fuga dai grandi plantigradi, è divenuto oggi l’Adventure Park, ripetendo l’emozione antica di 80/35.000 anni, di lanciarsi da un albero all’altro, agganciati ai cavi. Un’avventura – aggiunge Cecilia Donaggio – che ci permette anche d’immaginare ciò che sarebbe potuto essere, che non è mai stato ma che non possiamo escludere che ci sarà.”

Infine Rodolfo Liprandi, giovane scultore, diplomato all’accademia di Belle Arti sia a Bologna che a Varsavia, dove oggi risiede, ci propone un grande cervo maestoso, dallo scatto volitivo. L’idea discende da un’antica iscrizione riguardante il territorio di Ceroglie riportata sul libro paga dei signori di Duino col nome di Zivolach (cervo) nel 1494. Mente il toponimo di Ceroglie deriverebbe dal latino Cerrus (quercia), albero presente nei boschi circostanti. Il nome “cervo” riportato nell’antica iscrizione, spinge l’artista a materializzare l’animale in chiave artistica, servendosi dei materiali rinvenuti nel bosco, individuando in questo simbolo le radici storiche della località e rendendole così omaggio.

 

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