“DEL COMUNE E DEL DIFFORME”

MOSTRA PERSONALE DI WALTER BORTOLOSSI

Alla Lux Art Gallery, via Rittmayer 7/A – Trieste
Dal 10 al 30 giugno 2016.
Presentazione di Maria Campitelli

Walter Bortolossi ovvero della complessità visualizzata pittoricamente. Della complessità storica, esistenziale in perenne trasformazione, della mutevolezza dello stato delle cose, un tentativo di racconto onnicomprensivo afferente l’uomo oggi con le sue ineludibili radici storiche, la molteplicità degli interessi, delle discipline predisposte alla conoscenza in un affastellamento ossessivo di immagini che ripropongono l’ horror vacui. E intrise di significati simbolici che rendono a volte criptico lo snodo narrativo, coadiuvato dalla voluta ambiguità dei titoli, una sorta di enciclopedia – o se preferiamo oggi Wikipedia – che rincorre i fatti umani, accomunandoli in sillogi tematiche, attraversate da spirito critico e tagliente ironia. Bortolossi è uomo del nostro tempo predisposto all’innovazione, con una dose di riserva però che discende dalla molteplice informazione in svariati campi, dalla consapevolezza dell’inafferrabilità del reale che relativizza ogni cosa. Dipinge da decenni con una curiosità sempre accesa sugli accadimenti. Con volontà ermeneutica stabilisce relazioni, inglobando storia, letteratura, filosofia, scienza, politica, moda, economia… tutti i cardini dello scibile e della creatività, con particolare attenzione alla musica in accezione mainstream, come del resto non disdegna la cultura stessa in dimensione “corrente” in quanto parte sostanziosa della realtà quotidiana. Ciò non esclude tuttavia la considerazione di altri aspetti investigativi e cognitivi di cui costella per altro i suoi quadri. La complessità contiene anche questo dualismo di popolarità e di accezione acculturata.
Il dualismo si riflette anche nel titolo , “del comune e del difforme”, che significa, sia pure a più vasto raggio, la contrapposizione tra il “corrente” e l’inusuale, tra l’establishment e la disgregazione. Dove l’artista, se come tale potrebbe essere più disposto al secondo corno del dilemma, disserta ampiamente anche del primo.
La sua allora è una pittura pop? Non si può dire. Se la riconoscibilità dei personaggi, spesso supportati da didascalie, se le citazioni da situazioni reali per la loro esplicita proposizione illustrativa potrebbero a uno sguardo superficiale rimandare alla pop-art, di fatto queste immagini sono prive dell’emblematicità propria delle icone pop, perché sature di racconti interni intrecciati, di allusioni di cui ci si appropria per gradi, per cogliere il senso che gli ha impresso l’artista, ribadendo la complessità concettuale di cui è permeato il suo lavoro. Resta una pittura fortemente descrittiva, analitica nella stesura, straripante nei dettagli
E’ da dire ancora che nello sviluppo temporale le opere di Bortolossi hanno man mano acquistato un sommovimento compositivo sempre più squassante, una sorta di terremoto interno ribollente che fa ondeggiare gli edifici, scompone le figure, sfaccettandole in tagli neo-cubisti, destabilizza ogni cosa, recuperando una dimensione più liberamente astratta che si allontana dalla rappresentazione del riconoscibile. Come se la persistenza della crisi economica, le situazioni socio-politiche sempre più drammatiche e pericolose, nonché il degrado dilagante che permea il pianeta, si traducessero visivamente in uno sconquasso permanente. Una constatazione fisica del default cui la società e il mondo intero sembrano avviati.
E’ da osservare ancora che il lavoro si fa gradualmente meno teorico/filosofico e più concreto raccontando luoghi e situazioni in cui l’uomo vive ed opera. Si evidenzia un senso della comunità, attestato principalmente nelle città, per passare alle case, caseggiati ancora in costruzione, sintomo di instabilità, come “La casa di Rabindranath Tagore“ o “La casa del coccodrillo” che testimoniano l’inizio della crisi. E scale, metafore di concetti di potere e che comunque diventano strumenti di movimenti spaziali, all’interno del quadro, nella ricerca di una compenetrazione del dentro/fuori, del cielo/terra (“La casa e il cielo”) con ulteriori arricchimenti semantici.
E poi ci sono i tavoli, i luoghi della discussione , della riunione e del dibattito, che dall’incontro di quartiere spaziano ai summit delle superpotenze. Luoghi di ricerca stabilizzante presto contraddetti dal contesto destabilizzante. E ancora la folla, il pubblico dei concerti, a volte reale motore della musica come in “The Joe Meek Production” che celebra la leggendaria casa discografica, negli anni ’50, del musicista inglese. E infine, ineludibile, la Storia che governa con fili invisibili i movimenti attuali.
La mostra si concentra nel quadro “Europa”. Su una carta geografica ,che accoglie Russia e Turchia, si snoda una trafila di eventi e personaggi che coagulano passato e presente. Da Zola a Zizek, da Habermas a Von Hayek si compone, in un articolato pluralismo, il destino del continente.

Maria Campitelli

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