09/04/2009 – “ERIKA STOCKER MICHELI – Le icone del bene e del male”

Mostra personale

 

 Nell’ambito del PRACC – progetto arte contemporanea Carà, costituito e promosso dal Comune di Muggia 
Assessorato alla Cultura e Promozione della Città con le associazioni Gruppo78, Photoimago e Juliet –  
il Gruppo78 propone per il 2009 la mostra personale di ERIKA STOCKER MICHELI dal titolo 
“Le icone del bene e del male”.
La mostra si è inaugurata giovedì 9 aprile al Museo d’Arte Moderna Ugo Carà, in via Roma 9 a Muggia (TS).
La curatela è di Maria Campitelli.
La mostra sarà visitabile fino al 10 maggio con orario : da martedì a sabato : 17.00 -19.00; giovedì anche : 10.00-12.00; domenica 10.00 – 12.00.

 

 La mostra “Le icone del bene e del male” di Erika Stocker Micheli è il primo appuntamento del PRACC per il 2009; seguiranno quello del fotografo Tomaz Lunder curato da Photoimago e quello del pittore Natà (Natalino Venuto) curato da Juliet. E’ da tre anni che il Comune di Muggia collabora con le associazioni del PRACC operanti da lungo tempo sul territorio con riscontri nazionali ed internazionali, contribuendo alla promozione dell’arte contemporanea.


La personale di Erika Stocker Micheli riveste una particolare importanza, trattandosi di un’artista dall’iter culturale complesso ed articolato che ha fatto da tramite tra le avanguardie austriache e la cultura artistica italiana.
E’ infatti  di origine austriaca, trapiantata a Trieste – ora a Muggia in un sito isolato a Lazzaretto – ormai da diversi decenni. Ha conosciuto il Wiener Aktionismus ed è grande amica di Otto Muehl; tuttora permangono i suoi contatti con gli esponenti del celebre movimento che negli anni ’60 ha sconcertato un pubblico impreparato ad accogliere le sue dirompenti innovazioni linguistiche e le sue provocazioni. Erika si è scostata da quel gruppo ma certo ha conservato nel suo backgound artistico e culturale, quella spinta ad un’espressività che si serve di linguaggi non convenzionali,  di una libertà che, da una matrice di stampo informale, ha governato le avanguardie degli anni 60/70 del secolo scorso.
Nel suo percorso sono poi  maturati svariati interessi : medici, filosofici, scientifici, attinenti in particolare all’espressione corporea, per una miglior conoscenza di sè e per un miglioramento della qualità della vita. La creatività si è dunque accompagnata alla ricerca scientifica, a valenze terapeutiche con aspetti partecipativi, confluendo verso un prodotto del tutto particolare, le cosidette “icone personali”, costituite da una somma di segni e colori calati nella forma anatomica del corpo.
Figure/ritratto di svariate persone alle quali l’artista chiedeva di tracciare dei segni spontanei nei “diari”, nell’arco di un certo periodo, e dalla cui analisi e disposizione in figura emergevano i tratti salienti e significativi della personalità presa in considerazione. Arte e semiologia per l’analisi del sé, da travasare poi nell’espressione corporea.
Questo tratto fondante del percorso creativo di Erika Stocker sarà rappresentato in mostra  da alcune icone d’epoca affiancate a più recenti icone  con rinnovate interpretazioni cromatiche.
Dalle icone si dipartono poi tutte le successive esperienze, anche se oggi il mezzo preponderante usato da Erika è la pittura. Un apparente ritorno alle origini, tra le cui trame tuttavia s’innescano diversi intrecci culturali, di conoscenza  e di evocazione, di paesaggi e di esperienze.
La mostra poi si articolerà con le opere di alcuni cicli recenti cui l’artista oggi si dedica. E cioè saranno presentati alcuni dipinti  del ciclo del ballo (attività, secondo la neuroscienza, di primaria importanza per il buon mantenimento delle facoltà psichiche oltre che fisiche), delle formule chimiche (che contengono anche le icone del male perché si riferiscono a sostanze nocive alla salute dell’uomo),  dell’acqua. Per ognuno di questi cicli si tratta di visualizzazioni  di concrete realtà tradotte, attraverso il pensiero e la viva sensibilità dell’artista, in sintetiche astrazioni (come i passi e i ritmi dei balli popolari greci); di simboli scientifici espansi in cromie e segni di fantasiosa bellezza.
Per quanto concerne il ballo, questo, nel giorno dell’inaugurazione si materializzerà in un ballo greco, più precisamente cretese, preceduto da un’introduzione della professoressa Maria Kassotakis – docente di neo-greco all’Università di Trieste – sulla danza greca tra Oriente e Occidente.
Il ballo sarà svolto in mezzo al pubblico da alcuni danzatori, in relazione ad un’opera con la proiezione immaginaria dei passi di questa danza.  
Il ballo sarà anche un omaggio all’artista Ugo Carà, nel cui nome è sorto il museo d’Arte Moderna di Muggia. Carà ha infatti un’ascendenza greca identificabile nel suo stesso nome.
Il ballo dunque – visualizzato in pittura e tramutato in autentica performance con la partecipazione di più persone – sta ancora una volta a dimostrare come gli interessi dell’artista gravitino sempre sul binomio arte/vita. Un’arte cioè che investe la sfera dell’essere, dell’esistere, del vivere,  in maniera globale, che è insieme rappresentazione simbolica e azione viva  che si adempie col movimento del corpo nello spazio.

Info:  GRUPPO78, via Monte Cengio, 11 – 34127 Trieste/Italy
          Tel/fax ++39 040 567136; cell. 3398640784;
mail:  [email protected] 
           [email protected]
web:  www.gruppo78.it

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