(fe)MALE

Nell’ambito della mostra Arte/Scienza/Tecnologia – LA ROBOTICA, promossa dal Gruppo78 ed inserita nel calendario del PRACC 2016 – progetto di promozione dell’arte contemporanea con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia – sabato 12 novembre alle ore 18.30 al Museo Carà di Muggia (TS) – via Roma 9 s’inaugura la mostra personale (fe)MALE di Cecilia Donaggio Luzzatto Fegiz, con la collaborazione di Max Jurcev ed il supporto dello scifablab dell’ICPT e la GSEtrieste.

Presentazione di Maria Campitelli.

La mostra s’inserisce nel percorso, intrapreso dal Gruppo78, che insiste sul connubio arte/scienza e che si estende alle ineludibili espansioni tecnologiche di cui la Robotica sembra oggi uno dai cardini più rappresentativi, nella sua diffusione esponenziale. L’artista da sempre coltiva una ricerca sul femminile, in simbiosi con le condizioni ambientali, sottoposte a costante degrado, individuando una minaccia che insidia entrambi, femminile e natura, accomunandoli.

Il tema, a due diramazioni, ma con un’unica sostanza, viene proposto in questa occasione come un’unica installazione che s’impadronisce dell’intera sala principale. L’humus /fango – stratificazione dei saperi inzialmente femminili, materia primordiale – ne ricopre tutto il pavimento, rappresentando l’archetipo della Grande Madre che genera un’entità cibernetica, un figlio /logos che se nell’universo classico detiene il potere sapienziale, nel tempo attuale può identificarsi nel sapere tecnologico. La nuova entità è un maschio/MALE, dove i rimandi semantici appaiono molto espliciti e si configurano ancora una volta in una minaccia concreta che prende le sembianze di un missile-fallo-robot, alto due metri. Cioè nel complesso sviluppo concettuale, sull’onda del passaggio dall’era “umana” a quella “post-umana” in un processo evolutivo dunque segnato dal progresso tecnologico, Cecilia Donaggio individua il MALE – sulla traccia del pensiero di T. De Chardin –

in una mascolinità violenta, che ha generato due guerre mondiali all’insegna di morte e distruzione.

L’intervento nello spazio del Mueo Carà, si estende ad altri simboli e presenze, come i consueti scheletri e pesci su striscie di carta che affiorano dall’inconscio, mentre sulle pareti si proiettano le parole della Sapienza, in un paradossale intreccio di ascesa spirituale di caduta. Il robot – un mix di meccanica, elettronica e scenotecnica, progettato dall’artista in collaborazione con Max Jurcev, con lo SCIFABLAB dell’ICTP, e con la GSE, azienda che progetta sommergibili – incombe sul visitatore, lo insegue. La minaccia che contiene si trasferisce su chi intende avvicinarsi a questo lavoro complesso, entrandovi nelle sue pieghe. E’ la sfida dell’artista a realizzare un macchina, radunando diverse forze, per entrare nello spirito dei tempi, per produrre un struttura mobile, rispondendo all’antica aspirazione umana a ripetere in qualche modo l’atto divino della creazione.

La mostra si completa anche di altre opere, concettualmente collegate all’installazione principale, come il rullo della Sapienza e la Macchina del dolore /Pain-box, in cui s’innesta, come pure nella sala del fango, l’espressività corporea della performer Betta Porro, che le attraversa con il carico della sua sofferta carnalità. Per concludersi fuori dal Museo, tra i detriti trascinati fin là dal mare.

Maria Campitelli.

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