Ricercatrice per eccellenza, sperimentatrice di materiali e nuove contaminazioni linguistiche, con un’inclinazione alla geometrica pulizia formale del design, presenta qui due abiti, tra loro opposti, soprattutto per i materiali impiegati. L’uno tutto rivestito di minuscole scaglie metalliche, residuo industriale, di mutevoli effetti luministici, l’altro faticosamente costruito con un materiale riluttante, acquoso e pesante, destinato a tutt’altre funzioni, il techno-gel, che comporta necessariamente un taglio semplice, squadrato, quasi un recupero, degli anni ’60.