12/09/2007 – Site Specifics e arte relazionale

in “PUBLIC ART A TRIESTE E DINTORNI”

Calendario:

 

15 settembre – Alessandro Fogar, Specchio d’acqua 3, Canale di Ponterosso
28 settembre – Osservatorio in Opera, ASSIcurARTI, piazza della Borsa
28 settembre – Bastiaan Arler, Multiplayer, piazza Unità d’Italia
23 ottobre – Elisa Vladilo, My favourite place, Molo Audace
6 ottobre – Franco Vecchiet, Caritas
23 ottobre – Annalisa Cattani, Le ragazze di Trieste, Scala Reale, Rive
Ed inoltre, 29 settembre, Kuoke d.o.c., evento multimediale , Casa Carsica, Rupingrande

 

 


 

Dopo i “manifesti d’artista”, le mostre internazionali documentative, gli eventi in località periferiche, ecco che in settembre sarà la volta dei site specifics e delle azioni performative relazionali  sul territorio urbano, nell’ambito dell’articolato progetto “PUBLIC ART A TRIESTE E DINTORNI”, promosso dal Gruppo 78, a  cura di Maria Campitelli in collaborazione con Elisa Vladilo, sostenuto da svariati enti pubblici e privati. Cioè l’aspetto più vivo e diretto dell’Arte Pubblica che si manifesta nei luoghi pubblici più frequentati di Trieste, per un rapporto immediato con il passante  occasionale, incuriosito da una presenza insolita,  come pure con un pubblico  in qualche modo informato.

 

Si partirà con un’installazione sonora sul Canale di Ponterosso di Alessandro Fogar denominata – sulla scia di precedenti operazioni artistiche sul posto – “Specchio d’acqua n. 3”.

 

E’ uno studio specifico sulle superfici che utilizza i suoni del paesaggio sonoro dell’area prescelta. Gli oggetti sonori ottenuti, tramite computer,  vengono impiegati in un’installazione che produce un’infinita e sempre diversa combinazione di eventi sonori, espansa da un sistema di  diffusori. In sostanza l’autore definisce alcuni parametri entro cui il sistema può variare in modo da generare sempre nuove strutture musicali. E’ un lavoro interattivo, a fondamento  tecnologico, dove il computer produce in tempo reale il materiale sonoro, in base alle scelte del compositore e agli stimoli che provengono dall’esterno, rilevati dai sensori disposti lungo il Canale. Lo spettatore, muovendosi nello spazio dell’installazione, incontra, dice Alessandro Fogar, “delle vere e proprie “nuvole sonore” in costante movimento e mutazione”. Fogar intende superare la concezione tradizionale dello spazio sonoro come rappresentazione frontale per sostituirla con un campo sonoro avvolgente, dove la presenza fisica del fruitore è imprescindibile.

 

Sarà poi la volta di “ASSIcurARTI”, una singolare performance inscenata dal gruppo “Osservatorio in Opera” costituito da Piero Almeoni, Paola Sabatti Bassini, Roberta Sisti, in Piazza della Borsa, nello spazio antistante il bar Rex. Una provocazione forte che nasce dal presupposto di scoprire se  una compagnia assicuratrice, in particolare le GENERALI onnipresenti nella nostra città, è disposta a tutelare la libertà d’espressione dell’artista con una polizza ad hoc, dal momento che gli artisti che lavorano in ambito reale, incontrano rischi oggettivi conseguenti alla difficoltà dell’arte contemporanea di essere riconosciuta come valore culturale e patrimonio della società stessa. A questo scopo gli artisti, all’interno di una significativa gabbia il giorno della performance leggeranno la “Raccomandazione relativa alla condizione dell’artista” tratta dalla conferenza generale dellì’O.N.U.per l’educazione, la scienza e la cultura del 1980. Nei giorni successivi, entrando nella gabbia,  attraverso dei sensori posti all’ingresso, s’innescherà la registrazione della lettura stessa, per nuovi visitatori.

 

Bastiaan Arler orchestrerà invece una “corpografia” in piazza Unità. Ossia una riflessione sulle nostre modalità esistenziali attraverso un’azione performativa che coinvolge direttamente il pubblico. “Multiplayer”, questo il titolo, fa parte del corpo di performances denominato “Syntax Error”, che indagano sulla posizione dell’uomo come individuo e nel contempo parte infinitesimale di un insieme. Guidati dal linguaggio binario del computer dell’artista, i performers si destreggiano in un gioco “multiplo” che evidenzia la natura ripetitiva della vita quotidiana, in un sistema di vita omologato, inconsapevolemtne accettato e condiviso. Elisa Vladilo ha un suo posto del cuore nella città di Trieste. “My fovourite place” è il molo Audace, connotato da pregnanti memorie storiche, da sempre meta prediletta di passeggiate urbane. Per un paio di settimane, tra settembre e ottobre, si rivestirà di tessuti colorati, assieme a panchine e fanali. E’ un’antica prassi della Vladilo quella di apporre colori festosi, nei luoghi più disparati delle città, lungo le strade, sulle striscie pedonali,  sulle strutture architettoniche, seguendo un percorso spesso avulso dall’impianto strutturale preesistente. E’ la voglia di togliere, con libertà inventiva, il grigiore diffuso nei

 

Annalisa Cattani  predispone invece un omaggio alle “Ragazze di Trieste”, capovolgendone però il trito senso consacrato. Le bronzee “ragazze” che sull’orlo delle rive, di fronte a Piazza Unità, sono intente a cucire le bandiere con cui accogliere i soldati italiani, si tramuteranno in fonte di rievocazione di altre ragazze triestine, vittime di violenze e di soprusi che le hanno condotte al ricovero, spesso abusivo,  nell’ospedale psichiatrico, a Trieste un luogo troppo noto  per la rivoluzione basagliana che vi ha ospitato.  E’ una performance multipla, con registrazioni di voci di donne che sembrano uscire dal mare, lunga striscia di nomi che si snoda dalle mani bronzee delle sculture, per proporre una riflessione su realtà di sofferenza, a Trieste ampiamente indagata dagli articolati e specialistici servizi di salute mentale esistenti, dalle associazioni, soprattutto femminili,  ad essi adiacenti.

 

Infine  Franco Vecchiet s’inoltrerà con “Caritas” nel mondo della povertà cittadina, in un momento in cui le generali condizioni socio-politiche del paese, nonostante le apparenze di diffuso benessere, generano un dilagante superamento della cosiddetta “soglia di povertà”.  Anche questa performance si configura come un’indagine emblematica, una ricognizione e una possibile verifica in un mondo poco esplorato, per lo più tenuto nascosto, conseguita tramite il percorso dell’invenzione artistica. L’artista si premurerà di raccogliere delle persone che versano in conclamato stato di povertà, cui distribuità  del materiale rimasto inevaso nelle locali sedi della Caritas. L’andamento performativo rimane una sorpresa che si definirà nel corso dell’azione.

 

Inoltre alla fine di settembre presso la Casa Carsica di Rupingrande ci sarà un altro evento artistico multimediale e conviviale, definito Kuoke d.o.c., che intende rievocare antiche tradizioni culinarie locali con corollario di presenze artistiche, in un intreccio gustoso dunque di arte e gastronomia dove vedremo impegnati gli artisti Fabiola Faidiga, Massimo Premuda, Ivan Zerjal e Luisa Tomasetig.

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