25/11/2009 – “LA CITTA’ RADIOSA” a public art project

 

Il titolo rimanda a Le Corbusier che nel 1935 ridisegnò l’architettura e lo spazio abitativo in chiave razional/funzionalista per una nuova concezione urbana, positivamente proiettata nel futuro.

Oggi, a Trieste, si rinnova questo impulso però su un terreno opposto, di mancanza e di abbandono, colorandosi dunque d’ironia, ma contenendo nel contempo una potenziale spinta alla trasformazione e al recupero. Si tratta infatti di luoghi abbandonati, disabitati e dismessi, in una parola deantropizzati, della città di Trieste e della sua provincia, che con questo progetto, vengono dapprima individuati, scandagliati, documentati e sui quali poi s’innescano ipotesi d’intervento creative, anche utopiche e visionarie, per il loro riconoscimento e per un eventuale riassetto ed utilizzo.

E’ ancora una volta il GRUPPO78, associazione culturale triestina attestata sulla contemporaneità da oltre un trentennio, a proporre questa indagine che s’innesta nella Public Art e consegue al grande progetto “Public Art a Trieste e dintorni” svoltosi tra il 2007 e il 2008 sul territorio del capoluogo giuliano.

E nato da una volontà di individuare luoghi abbandonati, sia strutture architettoniche che spazi aperti, parchi, giardini o quegli interstizi anonimi, che Gilles Clement definirebbe “spazi indecisi”, lacerti di insediamenti naturali ai margini delle costruzioni, che s’insinuano nel tessuto del territorio urbano e soprattutto suburbano.

Fascinosi da sempre, i luoghi abbandonati, oggi suscitano nuova attenzione ed interesse in una rilettura del territorio urbanizzato e non. All’eccesso di pianificazione, di organizzazione razionale, di invasivo costruire, alla saturazione del concetto di urbanizzazione si contrappone una ricerca e una valorizzazione dello scarto, di ciò che si insinua tra il costruito, di ciò che rimane al margine, lasciato da parte perchè non produttivo. Insignificanti frammenti territoriali, di cui è intessuta ogni regione, nel loro abbandono garantiscono diversità biologiche, altrimenti schiacciate dal cemento. Gli Stalker, ad esempio, attestati su questo fronte, parlano di “territori attuali” che costituiscono il negativo della città costruita, “luoghi del divenire inconscio dei sistemi urbani” dove attuale significa “diventare altro” in proiezione futura, Luoghi della trasformazione dunque, con ipotesi di ridefinizione e di rinascita tra gli anfratti di una natura non costretta, spesso intrecciata in imprevedibili rapporti con residui strutturali deantropizzati. Raccontare dunque la città in ombra che pulsa attorno e dentro a quella costruita, che chiede attenzione ed interventi diversamente pianificati, per rinascere a nuova vita contestualizzandosi con la città della luce, quella riconosciuta e praticata. Auspica perciò un’idonea progettualità che non la distrugga per continuare ad alimentare la linfa che contiene. Contrappunto compensatorio e necessario per una città più viva e vivibile dove lo spontaneo possa essere accolto e utilmente praticato col già costruito. Potrebbe diventare così una “Città radiosa” non solo emblematica, ma radicata nella realtà del quotidiano.

E’ un progetto aperto ai giovani e a nuove idee; riveste anche una funzione educativa in quanto si propone di far conoscere luoghi dimenticati e accantonati della nostra città, stimolando la loro scoperta e relativa indagine per un approfondimento cognitivo e una successiva eventuale revitalizzazione. Quest’ultima da effettuarsi tramite i linguaggi ibridati dell’espressività contemporanea e le più aggiornate versioni della ricerca architettonica/urbanistica, così da integrare passato e futuro con uno sguardo attento all’ambiente.

E’ un progetto collettivo che insiste sul territorio con l’obiettivo di provocarne una rinnovata sensibilizzazione e una consapevole appropriazione.

Si articola in tre segmenti :

mappatura o censimento dei siti pubblici e privati definibili come”luoghi dismessi”

progettazione di interventi

realizzazione  di  uno o più interventi progettati

La mappatura è lo strumento basilare di conoscenza che fornisce i dati multimediali – immagini, contributi testuali, video, suoni raccolti nel nuovo sito interattivo del GRUPPO78 "www.lacittaradiosa.eu", aperto da poco, ma già ricco di informazioni – su cui poi intessere i propri ragionamenti ed ideazioni di intervento. È interessante rilevare l’aspetto innovativo di questa ricerca che utilizza la tecnologia avanzata – con l’apporto dell’informatico Massimo Angelini, la grafica di Carlo Andreasi e la collaborazione di Paola Vattovani – per attuare un’informazione interattiva con un utenza potenzialmente planetaria. È il data-base, propedeutico sì alle fasi successive, ma inteso con una sua autonomia e come una vera e propria opera d’arte sociale. Da esso inizia la ricerca territoriale e di variegata informazione, aperta a tutti, con l’intento di promuovere un diverso interesse verso il territorio in cui si svolge la nostra vita, e di conseguenza una rinnovata coscienza degli spazi urbani e suburbani in cui essa si compie.

La successiva fase progettale, ora in atto, produrrà una prima mostra di ipotesi di intervento, a partire dal 4 dicembre 2009, presso la “Casa Rosa”, al Parco di S. Giovanni, ex Ospedale Psichiatrico e contemporaneamente alla Stazione Rogers, riva Grumula 14, Trieste.
Opening rispettivamente alle ore 18.30 e 20.30

Vi approdano oltre venti progetti. La volontà di evidenziare e revitalizzare svariati luoghi dismessi spazia in situazioni disparate, dagli alloggi abbandonati degli operai della Ferriera, ai residui militari della prima e seconda guerra mondiale, dagli alberghi sfasciati a splendide ville inghiottite dalla vegetazione, ai grandi impianti produttivi dismessi per il mutare dei tempi e delle condizioni socio/economiche…. . Due nuclei in particolare destano uno spiccato interesse : l’ex Ospedale psichiatrico, da cui è partita la rivoluzione basagliana – e dove si svolge appunto una parte della mostra .- e il Porto Vecchio, grandiosa isola a se stante prospiciente il mare, dove sono anche ancorate straordinarie strutture vetero-industriali come il pontone URSUS, con la gru alta 70 metri, del 1914.

Ecco gli autori, per lo più artisti, fotografi, architetti ,ma anche giovani creativi di varia matrice:

Carlo Andreasi, Elisabetta Bacci, Giuliana Balbi, Anna Valeria Borsari, Roberta Cianciola, Pierpaolo Ciana, Florentia Corsani, Myriam del Bianco, Cecilia Donaggio, Federico Duse, Fabiola Faidiga, Lucia Flego, Daniela Frausin, Guillermo Giampietro, Lucia Krasovec Lucas, Cristina Lombardo, Elena Marchigiani, professore di progettazione urbanistica con Marina Bradicic, Eugenia Gotti, Elisa Longanes, Alice Martinelli studenti della facoltà di architettura dell’Università di Trieste, Daniela Michelli, Lucio Perini, Giuseppe Pedi, Massimo Premuda, Adriano Riosa, Alessandro Ruzzier, Sonia Squillaci, Erika Stocker, Paolo Toffolutti, Cristina Treppo, Giancarlo Venuto, Elisa Zurlo.

Immagini

Ideazione e curatela : Maria Campitelli
Organizzazione : GRUPPO78.
L’iniziativa gode del patrocinio e del sostegno della Provincia di Trieste
e della Regione F.V.G, assessorato alla cultura.
con la collaborazione della Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Trieste
e con l’adesione della Casa dell’Arte.

Info:  GRUPPO78, via Monte Cengio, 11 – 34127 Trieste/Italy
          Tel/fax ++39 040 567136; cell. 3398640784;
mail:  [email protected]
           [email protected]
web:  www.gruppo78.it

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